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Salesiani

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I Salesiani

Don Bosco

Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco, fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, canonizzato da Papa Pio XI nel 1934, macque il 16 Agosto del 1815 a Castelnuovo d'Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) in una cascina dove ora sorge il Tempio di Don Bosco, nella frazione collinare I Becchi, da Francesco Bosco (1784-1817) e Margherita Occhiena (1788-1856), entrambi contadini.
Quando Giovanni aveva soltanto due anni, il padre morì improvvisamente a seguito di una polmonite fulminante. Furono periodi duri per la mamma Marherita, che si trovava a dover accudire i tre figli (Antonio nato nel 1808, Giuseppe nato nel 1813 e Giovanni), che temprarono il carattere e lo spirito di Giovanni.

Giovanni Bosco - La storia

A nove anni il piccolo Giovanni Bosco ebbe un sogno che egli stesso definì "profetico" che scrisse nelle sue memorie e  che più volte raccontò ai ragazzi del suo Oratorio:


A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole.
In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l'amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli.
In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: «Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?» «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose - dovrai renderle possibili con l'obbedienza e acquistando la scienza». «Come potrò acquistare la scienza?». «Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante». «Ma chi siete voi?». «Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno». «La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome.» «Il mio nome domandalo a mia madre.»
In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: «Guarda» Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c'era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.» Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell'uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: «A suo tempo, tutto comprenderai.»
Aveva appena detto queste parole che un rumore mi svegliò. Ogni cosa era scomparsa.
Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti. Al mattino ho subito raccontato il sogno, prima ai fratelli che si misero a ridere, poi alla mamma e alla nonna. Ognuno diede la sua interpretazione. Giuseppe disse: «Diventerai un pecoraio». Mia madre: «Chissà che non abbia a diventare prete.» Antonio malignò: «Sarai un capo di briganti». L'ultima parola la disse la nonna, che non sapeva né leggere né scrivere: «Non bisogna credere ai sogni». Io ero del parere della nonna. Tuttavia quel sogno non riuscii più a togliermelo dalla mente
 

Il sogno a 9 anni

Fu a causa di questo sogno che Giovanni Bosco decise di intraprendere la strada del sacerdozio. Iniziò la scuola elementare a Capriglio, scuola che si trovava all'interno della parrocchia gestita da Don Lacqua, che sulle prime non voleva accoglierlo perchè provveniva da un altro paese, ma che poi lo prese a ben volere e lo sostenne. Al termine delle scuole elementari, dopo un periodo passato a fare il garzone a Moncucco Torinese presso la cascina dei coniugi Luigi e Dorotea Moglia, dove rimase dal febbraio 1827 al novembre 1829. Nel settembre di quel 1829, a Morialdo era venuto a stabilirsi come cappellano don Giovanni Calosso, sacerdote settantenne, e questi, dopo aver constatato quanto intelligente e desideroso di studiare fosse il giovane, decise di accoglierlo nella propria casa per insegnargli la grammatica latina e prepararlo così alla vita del sacerdote.

Dopo varie vicissitudini, Giovanni Bosco riuscì finalmente ad entrare in seminario a Chieri; si stabilì a pensione presso la casa di Lucia Matta e per mantenersi gli studi lavorò come garzone, cameriere, addetto alla stalla ecc. Fondò la Società dell'Allegria, attraverso la quale, in compagnia di alcuni giovani di buona fede, tentava di far avvicinare alla preghiera i coetanei attraverso i suoi giochi di prestigio e i suoi numeri acrobatici. Aveva imparato l'arte del saltimbanco da ragazzino quando, per avvicinare alla preghiera e all'ascolto della Messa i ragazzini del paese, Giovannino Bosco decise di imparare i giochi di prestigio e le acrobazie, attirando così i coetanei e i contadini del luogo grazie a salti e trucchetti di magia, invitandoli però prima a recitare il Rosario e ad ascoltare una lettura tratta dal Vangelo.

In seminario Giovanni Bosco rincontrò l'amico Comollo con il quale poté così ristabilire la salda amicizia di un tempo. Ma il 2 aprile del 1837, Luigi Comollo, già debole fisicamente, cadde malato e si spense a soli 22 anni. Nella notte dal 3 al 4 aprile, notte che seguiva il giorno della sua sepoltura, secondo una testimonianza diretta di Giovanni Bosco e dei suoi venti compagni di camera, alunni del corso teologico, riportata nelle "Memorie Biografiche di Don Bosco", Vol. I, cap. 52, l'amico defunto apparve loro sotto forma di una luce che, per tre volte consecutive, diceva: "Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!". A ricordo dell'evento fu posta una lapide in un corridoio nel Seminario di Chieri. Il giovane chierico da quel momento in poi decise di "mettere la salvezza eterna al di sopra di tutto, a considerarla come l'unica cosa veramente importante". Il suo motto, ispirato a Gn 14,21, che richiudeva il suo programma di vita, fu sempre: "Da mihi animas, coetera tolle" (Dammi le anime, prenditi tutto il resto), scritto a grossi caratteri su un cartello, che teneva nella sua stanza.

 Reportage della trasmissione "A Sua Immagine" dedicato alla storia di Don Bosco - Prima Parte


Il 29 marzo 1841 ricevette l'ordine del diaconato, il 26 maggio iniziò gli esercizi spirituali di preparazione al sacerdozio che ricevette il 5 giugno 1841 nella Cappella dell'Arcivescovado di Torino.
Su invito del Cafasso, decise di entrare, primi di novembre del 1841, in Convitto a Torino, un ex-convento accanto alla chiesa di San Francesco di Assisi. In questo edificio il teologo Luigi Guala, aiutato dal già citato Cafasso, preparava 45 giovani sacerdoti a diventare preti del tempo e della società in cui dovranno vivere. La preparazione durò tre anni.

Giovanni Bosco decise di scendere per le strade della sua città e osservare in quale stato di degrado fossero i giovani del tempo. Incontrò così i ragazzi che, sulla piazza di Porta Palazzo, cercavano in tutte le maniere di procurarsi un lavoro. Di questi giovani molti erano scartati perché poco robusti e in poco tempo sarebbero morti.
Insieme a Don Cafasso (<< 'l preivi d'la furca >> che accompagnava i condannati a morte nel loro ultimo viaggio) cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, divorati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche solo un tozzo di pane.

Il primo ragazzo che si unì al suo gruppo fu Bartolomeo Garelli. Don Bosco aveva iniziato a radunare intorno a sé tutti i poveri ragazzi della zona, dai piccoli spazzacamini agli ex detenuti. Fondamenti della sua futura attività erano tre: l'amicizia con i giovani (molto spesso erano orfani senza famiglia), l'istruzione e l'avvicinamento alla Chiesa; Don Bosco iniziò quello che, 300 anni prima, aveva fatto san Filippo Neri nella citta di Roma. Già poco tempo dopo il gruppo era talmente numeroso che il sacerdote chiese l'assistenza di tre giovani preti: don Carpano, don Ponte, don Trivero. Anche alcuni ragazzi di media cultura si avvicinarono a Don Bosco, aiutandolo a tenere a bada i ragazzi più impulsivi e ribelli.

Il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, finalmente don Bosco trovò un posto per i suoi ragazzi, una tettoia con un pezzo di prato: la tettoia Pinardi a Valdocco.

Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito anche per gli anni futuri. Dieci anni dopo pone la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.

Nel 1872, con Santa Maria Domenica Mazzarello, fondò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con lo scopo di educare, con il medesimo spirito, la gioventù femminile.

Seguirono quindi tre spedizioni missionarie in Argentina, che era in quel periodo vedeva una massiccia immigrazione da parte di italiani; la prima nel 1875 dove l'arcivescovo Monsignor Aneiros propose a Don Bosco di accettare la gestione di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a San Nicolás de los Arroyos. La seconda spedizione giunse un anno dopo, il 14 novembre 1876, portò a sbarcare un altro gruppo di salesiani guidati da don Francesco Bodrato. Con loro venne aperta, sempre a Buenos Aires, una scuola di arte e mestieri, dove si formavano sarti, falegnami, legatori. La terza spedizione missionaria fu nel 1877. Questa volta, insieme ai Salesiani, arrivarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da Suor Angela Vallese.

L'azione missionaria sognata da don Bosco cominciava a dare i suoi frutti. L'importanza dei salesiani nella cultura del paese sudamericano è testimoniata indirettamente dal tango "Cambalache" ("bottega di rigattiere"), scritto e musicato nel 1934 da Enrique Santos Discepolo. Il testo, nonostante il pessimismo di fondo dell'autore, accosta don Bosco a figure positive come lo sportivo Primo Carnera e l'eroe nazionale argentino José de San Martín.
Salesiani che hanno legato il loro nome scrivendo pagine straordinarie di evangelizzazione e promozione umana in terra agentina sono, tra gli altri don Domenico Milanesio, don Giuseppe Vespignani, don Alberto De Agostini, Mons. Giuseppe Fagnano, don Luigi Costamagna, il tedesco don Mattia Saxler, e gli argentini don Stefano Pagliere e don Luigi Pedemonte.
Oggi sono 5 le Ispettorie salesiane, diffuse su tutto il territorio argentino (da Buenos Aires a Bahía Blanca, da Córdoba a Rosario, da San Miguel de Tucumán a La Plata) con oltre 120 opere animate da un migliaio di Salesiani (in gran parte argentini).

Don Bosco morì all'alba del 31 gennaio 1888 ed è attualmente sepolto nel Santuario di Maria Ausiliatrice, in una cappella in fondo alla navata destra. Il messaggio educativo si condensò attorno a tre parole: ragione, religione, amorevolezza.

Reportage della trasmissione "A Sua Immagine" dedicato alla storia di Don Bosco - Seconda Parte
 

Nei suoi 73 anni, oltre a fondare la congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice e a salvare dalla miseria e dalle brutture migliaia e migliaia di persone, ha scritto 160 opere, non tutte pubblicate. Gli scritti di Don Bosco sono comunque tutti dispobili su internet e liberamente scaricabili grazie ad un imponente lavoro compiuto dalla Ispettoria INE dei Salesiani di Don Bosco, che hanno come finalità la pubblicazione on-line degli scritti del Santo Piemontese. Su http://www.donboscosanto.eu/ potete trovare e scaricare liberamente tutte le sue opere.

In omaggio a San Giovanni Bosco, padre, maestro e amico

 

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