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Liturgia Sett. 10 Giorno 64

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Liturgia Sett. 10 Giorno 64

Se prevale la cultura dell'utilitarismo che relega l'uomo a mero strumento di produzione e di consumo, la «cultura dello scarto», come l'ha definita papa Francesco, prevarrà anche nell'ecologia umana..

Vincenzo Paglia

Liturgia del Giorno

Venerdì della II settimana di Quaresima
S. Colette(a) Boylet, vergine, clarissa (1381-1447),  S. Julián di Toledo (E), arcivescovo (642-690)

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Prima Lettura

Libro della Genesi 37,3-4.12-13a.17b-28.

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente. I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. Israele disse a Giuseppe: "Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro".Allora Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire. Si dissero l'un l'altro: "Ecco, il sognatore arriva! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce l'ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!". Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: "Non togliamogli la vita". Poi disse loro: "Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano"; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch'egli indossava, poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz'acqua. Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a portare in Egitto. Allora Giuda disse ai fratelli: "Che guadagno c'è ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne". I suoi fratelli lo ascoltarono. Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Salmi

Salmi 105(104),16-17.18-19.20-21.

Il Signore chiamò la fame sul paese di Canaan e distrusse ogni riserva di pane. Davanti a loro mandò un uomo, Giuseppe, venduto come schiavo. Gli strinsero i piedi con ceppi, il ferro gli serrò la gola, finché si avverò la sua predizione e la parola del Signore gli rese giustizia. Il re mandò a scioglierlo, il capo dei popoli lo fece liberare; lo pose signore della sua casa, capo di tutti i suoi averi.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,33-43.45-46.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.» Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo.Ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

Commento alle letture

Dare frutto in colui che ha dato il suo frutto alla pienezza del tempo    

    Â“Il mio diletto è per me un grappolo di cipro nelle vigne di Engàddi” (Ct 1,14)... Questo grappolo divino si copre di fiori prima della Passione e sparge il suo vino nella Passione... Sulla vite, il grappolo non mostra sempre la stessa forma, cambia con il tempo: fiorisce, cresce, si gonfia, poi, perfettamente maturo, si trasforma in vino. La vite promette dunque con il suo frutto: non è ancora maturo e pronto per dare il vino, ma aspetta la pienezza del tempo. Tuttavia, non è totalmente incapace di rallegrarci. Infatti, prima del gusto, incanta lÂ’odorato, nellÂ’attesa dei beni futuri, e seduce i sensi dellÂ’anima col profumo della speranza. La certezza assoluta infatti della grazia sperata è già godimento per coloro che con costanza aspettano. È lo stesso con lÂ’uva di cipro che promette il vino prima di diventarlo: con il suo fiore – il suo fiore è la speranza – ci dà la sicurezza della grazia futura...            Chi ha la volontà in sintonia con quella del Signore, perché la “medita giorno e notte”, diviene un “albero piantato lungo corsi dÂ’acqua che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai” (Sal 1,1-3). Per questo la vigna dello Sposo che ha messo radici nella terra fertile di Gàddi, cioè nel profondo dellÂ’anima, annaffiata e arricchita dagli insegnamenti divini, produce questo grappolo fiorito e sbocciato nel quale essa può contemplare il suo giardiniere e vignaiolo. Beata questa terra coltivata il cui fiore riproduce la bellezza dello Sposo! Poiché egli è la luce vera, la vera vita e la vera giustizia... e molte altre virtù ancora, se qualcuno, con le sue opere, diviene simile allo Sposo, quando guarda il grappolo della propria coscienza, vi vede lo Sposo stesso. Essa infatti riflette la luce della verità in una vita luminosa e senza macchia. Per questo la vigna feconda dice: “Mette gemme la vite, sbocciano i fiori” (cfr Ct 7,13). Lo Sposo in persona è questo vero grappolo che si mostra appeso al legno, il cui sangue diviene una bevanda di salvezza per coloro che esultano nella salvezza.    

San Gregorio Nisseno (ca 335-395), monaco e vescovo     - Omelie sul Cantico dei cantici, 3    

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