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Liturgia Sett. 42 Giorno 285

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Liturgia Sett. 42 Giorno 285

Ponendo il limite, il padre rafforza nel bambino il senso di una sana e realistica (sana perché realistica!) considerazione di sé: essa infatti si costruisce non evitando, ma affrontando insieme al padre limiti, ostacoli, e difficoltà..

Giovanni Cucci

Liturgia del Giorno

Lunedì della XXVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
S. Romolo di Genova, vescovo - Patrono di Sanremo -,  B. Alexandrina Maria da Costa, laica e mistica (1904-1955)

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Prima Lettura

Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 4,22-24.26-27.31.5,1.

Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma quello dalla schiava è nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virtù della promessa. Ora, tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, rappresentata da Agar Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre. Sta scritto infatti: Rallègrati, sterile, che non partorisci, grida nell'allegria tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell'abbandonata, più di quelli della donna che ha marito. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera. Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Salmi

Salmi 113(112),1-2.3-4.5a.6-7.

Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore. Su tutti i popoli eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria. Chi è pari al Signore nostro Dio che si china a guardare nei cieli e sulla terra? Solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero,

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Non previsto per la giornata odierna

Commento alle letture

« Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dellÂ’uomo lo sarà per questa generazione »    

    I figli di Nìnive fecero un digiuno puro, quando Giona predicò loro la conversione. Così è scritto infatti: Quando sentirono la predicazione di Giona, bandirono un digiuno continuo, una supplica ininterrotta, seduti sulla cenere. Tolti i manti delicati, si coprirono di sacco. Rifiutarono ai bimbi il seno della madre, agli animali, grandi e piccoli il pascolo (Gn 3)...     Ed ecco ciò che dice la Scrittura: “Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”. Non dice: “Vide unÂ’astinenza da pane e da acqua, con il sacco e la cenere”, bensì: “Che si erano convertiti dalla loro condotta malvagia”... EÂ’ questo un digiuno puro; e fu accettato il digiuno che fecero gli abitanti di Nìnive, quando si convertirono dalla loro condotta malvagia e dalla rapacità delle loro mani...     Infatti, amico mio, quando uno digiuna, è sempre lÂ’astinenza dalla malvagità la cosa migliore. EÂ’ meglio dellÂ’astinenza da pane e acqua, meglio che “piegare come un giunco il capo e avere sacco e cenere per letto” come dice Isaia (58,5). Infatti, quando uno si astiene da pane, da acqua o da qualche cibo, quando si copre con il sacco e la cenere o si lamenta, è amato, bello e gradito. Ma è più gradito quando umilia se stesso, “scioglie le catene” dellÂ’empietà e “toglie i legami” della menzogna. Allora “la sua luce sorgerà come lÂ’aurora, e davanti a lui camminerà la sua giustizia. Sarà come un giardino irrigato, come una sorgente le cui acque non inaridiscono” (Is 58,6s).    

SantÂ’Afraate (?-circa 345), monaco e vescovo a Nìnive, nellÂ’Iraq attuale     - Dimostrazioni, n° 3 - Del digiuno ; SC 349    

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