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Liturgia Sett. 39 Giorno 268

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Liturgia Sett. 39 Giorno 268

Il nome di Dio oggi è andato in oblio quasi ovunque, l'idea della giustizia divina non domina più gli spiriti ed è per questo che il flusso della corruzione sale di giorno in giorno, sempre, minacciando di trascinare via tutto. .

Gianni Sini

Liturgia del Giorno

Venerdì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
SS. Cosma e Damiano, taumaturghi e anàrgiri (sec. III/IV),  B. Luigi Tezza, presbitero M.I. e fondatore (1841-1923)

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Prima Lettura

Libro dellÂ’Ecclesiaste 3,1-11.

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa.Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine.

Salmi

Salmi 144,1a.2abc.3-4.

Benedetto il Signore, mia roccia, mia grazia e mia fortezza, mio rifugio e mia liberazione, mio scudo in cui confido. Signore, che cos'è un uomo perché te ne curi? Un figlio d'uomo perché te ne dia pensiero? L'uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa.

Seconda Lettura

Non prevista per la giornata odierna

Vangelo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,18-22.

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».

Commento alle letture

« Le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguire» (1Pt 1,11)    

    All'avvicinarsi della sua morte, il Salvatore diceva : «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo» (Gv 17, 1). Ora, la sua gloria è la croce. Come dunque avrebbe potuto cercare di evitare quello che prima aveva chiesto? Il Vangelo ci insegna che la sua gloria è la croce dicendo: «Non c'era ancora lo Spirito Santo, perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7, 39). Il senso di tale parola è questo: non c'era ancora la grazia, perché Cristo non era ancora salito sulla croce per riconciliare Dio e gli uomini. Infatti è stata la croce a riconciliare gli uomini con Dio, a fare della terra un cielo, a riunire gli uomini e gli angeli. Ha rovesciato la cittadella della morte, distrutto il potere del demonio, liberato la terra dall'errore, posto le fondamenta della Chiesa. La croce è la volontà del Padre, la gloria del Figlio, l'esultanza dello Spirito Santo. È il vanto di san Paolo : «Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6, 14).    

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa     - Omelia : "Padre mio, se è possibile", PG 51, 34-35    

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